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l’anima; no, egli lo sentiva rodere ostinato come l’odio, e divampare a un tratto come un impeto d’ira.

La sua mente smarrita si ribellava contro la fede. E, in vero, perchè doveva egli credere? Quando era stata ben accolta la sua preghiera? — Lui, che aveva tanto supplicato, avea potuto ottenere la guarigione di Francesco Parabiano?... No. — Lui che avea tanto creduto, avea potuto prolungare di un giorno solo la vita dell’Adele?... No. — A lui, che aveva tanto sofferto, era stata concessa un’ora sola di riposo e di oblio?... — No. Mai!

Giovanetto ancora, egli era buono, onesto, pio, e tutto ciò non valse a difenderlo dal cattivo genio che lo spinse contro Francesco Parabiano e gli distrusse in un attimo la felicità appena intravveduta; la vita appena incominciata. Pure egli si era piegato senza imprecare a tanta sventura. Si era fatto operoso, sollecito del bene altrui, e sorretto da un raggio vivido di speranza e di amore salutava lieto la fine di ogni giorno,