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La guerra fascista non è la guerra degli italiani, È impresa privata della dittatura. Il popolo italiano funziona solo da vittima. E la vittima non ha obblighi di solidarietà. Ha solo l’obbligo di liberarsi.

Guerra capitalista. Non sappiamo fino a che punto il capitalismo attuale cerchi coscientemente la guerra, dimostratasi, dopo l’esperienza russa, foriera di rivoluzioni. Non siamo neppure certi che la fine del capitalismo significherà automaticamente la fine delle guerre. Quello che però sappiamo è che le guerre attuali, in regime capitalistico, e di dittatura dei magnati, sono il fenomeno più sordido e repulsivo che si possa immaginare. Dietro i contrasti politici si nascondono rivalità e speculazioni economiche che fanno mercato della vita degli uomini. E mentre gli uni, i cenci, muoiono, gli altri profittano.

Capitalismo è però una parola troppo sintetica che copre molte cose e risparmia di pensare. Copre, per esempio, lo statalismo, forse più del capitalismo, in stretto senso, responsabile delle guerre. Gli stati moderni, burocratici, accentrati, imperialisti, sono delle macchine terribili che tendono ad espandersi per logica interna, trasformando l’uomo, intere generazioni di uomini, in strumenti di potenza bruta.

I popoli, cioè gli uomini nelle loro formazioni civili sociali, messi gli uni di fronte agli altri, difficilmente si batterebbero. Sono questi intermediari inafferrabili, mostruosi, queste macchine anonime, gli stati, che hanno un preteso onore da salvare e un

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