Pagina:Rosselli - Scritti politici e autobiografici, 1944.djvu/25


La caccia riprese. Il motoscafo su cui contavamo si rivelò alle prove insufficiente. Nuovo spostamento di Turati. A Milano intanto gli amici ci annunciavano raggianti che Turati era stato visto a Lugano a braccetto di Canevascini.

Al motoscafo sostituimmo una barca a motore, mentre Turati compieva l’ultimo definitivo spostamento notturno sugli Appennini gelati. Preceduti da una automobile staffetta viaggiammo dalle otto di sera alle tre del mattino. Turati fumava filosoficamente. Di tanto in tanto, girando il capo verso l’interno della vettura, scorgevo il cerchio rosso del sigaro acceso, segno indubbio che il vecchio reggeva.

Mancato l’appuntamento, stanchi morti, osammo l’albergo presentandoci come babbo e figliolo, dormendo, caro Turati, nello stesso letto.

Savona. Nuova attesa di cinque giorni: paziente Turati, ammirevole Turati, prigioniero da venti giorni della sua fuga. Si giuoca ormai l’ultima partita. La riviera è posta in stato d’assedio per la cattura dell’inafferabile Sante Pollastri. Sui treni e sulle strade la sorveglianza si è fatta ossessionante. Oxilia, che si recava a Genova in automobile per acquistare uno strumento marino, viene fermato alle porte di Savona da una pattuglia di carabinieri coi moschetti puntati. Motoscafi armati incrociano davanti a Ventimiglia.

Finalmente il 12 dicembre, alle ore 20 di sera, si parte. L’appuntamento è su un punto deserto della costa di Vado. Il tempo, bellissimo nei giorni di at-


23