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umani; assieme ai modi più efficaci per combatterlo e sradicarlo. «Giustizia e Libertà» si potrebbe definire come il primo movimento europeo integralmente antifascista, perché nel fascismo vede il fatto centrale e la novità tremenda del nostro tempo, e perché la sua opposizione deriva non già da una difesa di posizioni precedentemente acquisite o da una semplice estensione degli schemi della lotta anticapitalistica, ma da una volontà di liberazione che si sprigiona dallo stesso mondo fascista e dalla concreta esperienza della lotta.

Di qui il carattere spregiudicato, quasi sperimentale, di tutta la sua azione; l’inquietudine intellettuale che lo pervade. Gli uomini di G. L. sono un poco gli «enfants terribles» dell’opposizione (sbizzarritevi su questa definizione, ipercritici a corto di argomenti!) ora graditi agli uni, ora agli altri, incapaci di metter giudizio, cioè di ripiegare su qualche formuletta stereotipa e su un’attività che dispensi dal pensare e dall’affrontare i nuovi problemi sollevati dal fascismo.

Nessun dubbio che «Giustizia e Libertà» abbia molto evoluto, molto cambiato in questi otto anni di vita. Muterà certo ancora, almeno fino a che non si sia riusciti a fare seria presa sul colosso fascista.

Tuttavia, nonostante la varietà degli atteggiamenti e delle esperienze, che non intendiamo difendere in blocco, una fondamentale coerenza di motivi e di sviluppo c’è; ma difficilmente la si coglie dall’esterno.

G. L. è la storia degli sforzi, dei sacrifici di un numeroso gruppo di giovani antifascisti che dopo la

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