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pesi alle finestre degli appartamenti di lusso sul viale che porta a Pedralbes; nei quartieri popolari di drappi bianchi ce n’è pochi. Buono rivoluzionario. Invece qui è un tempo solo, un cuore solo, soprattutto una smania sola.

La giovinezza della rivoluzione, tutto il suo idealismo e tutta la sua innocenza. Il popolo gioca alla guerra come un bambino.

Compañeros, onde stan los italianos?

Il compañero sorride, ricambia energico la stretta di mano e accenna un gesto. Non è sicuro, ma crede che stiano laggiù, in fondo al cortile, a sinistra, nel caseggiato, los italianos emigrati accorsi dalla Francia, dal Belgio, dalla Svizzera, dall’Algeria.

— Salve, compagni.

Spasimano anche loro per la partenza che non viene. Ma accolgono festosamente il nuovo arrivato.

— Anche tu? Sì, anch’io.

Per fortuna c’è Angeloni che ci farà partire.

Solo il genio anonimo della rivoluzione poteva inventare questa straordinaria ma al tempo stesso naturale divisa: la tuta.

La guerra dei lavoratori si farà in uniforme da lavoro. Il 19 luglio non ci fu tempo per spogliarsi. Gli operai uscirono dalle fabbriche in tuta per lanciarsi contro le colonne militari. Cinquecento sono morti. Ma la rivoluzione ha vinto in città e ora l’officina stende la sua sovranità sulla caserma.

L’operaio anarchico avrebbe rifiutato la divisa. In-

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