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minuti utensili ed arnesi. Raccogliendo adunque in un sol punto di vista tutte le innumerevoli iscrizioni, notizie e monumenti scritti, che nel decorso dei tre tomi dell’opera è andato esaminando ed illustrando, ed in complesso tutto quanto ha notato negli altri sotterranei cimiteri, giunge felicemente a scuoprire i detti limiti e stabilirli.

Rispetto alle iscrizioni cimiteriali, primo fonte di cronologia, ne fa come uno spicilegio o specchio; in cui tutte si vedono disposte quelle della callistiana Necropoli per ordine cronologico, desunto dalle loro date certe e positive sì consolari, e sì storiche di pontefici e di martiri. Principia dalle più antiche memorie certe, le quali sono del 197-22, e finisce con l’ultima dell’anno 407. E perchè nessun dubbio nasca intorno alla sincerità della data, pone di fronte a ognuna di esse l’original monumento onde è tratta. Basta pertanto dar un colpo d’occhio a siffatta serie progressiva di date, per essere di un tratto convinti che il sotterraneo cimitero di Callisto dovè principiare ad essere in uso, se non rigorosamente con l’anno 197, con la seconda metà almeno del secolo secondo; siccome il cessare, col tramonto del secolo quarto e cogli inizii del quinto. Ed ecco come vieppiù si conferma, indirettamente, l’apertura dell’altro sopra terra, che già provò essere del secolo quarto, quando appunto il sotterraneo cessava.

Applicando poi il medesimo criterio d’osservazioni e di analisi agli altri cimiteri sotterranei intorno Roma, ne ottiene un conforme resultato cronologico; onde conclude in generale, che l’uso dei sotterranei cimiteri di Roma non oltrepassa i limiti finali dei primi anni del secolo quinto; e mostra come tutta la storia concordi maravigliosamente con le sue illazioni.

E le conferma esaminando cronologicamente tutte le varie e minute suppellettili venute in luce dai sotterranei cimiteri, cominciando dai sigilli delle figline. Egli afferma che, nei trentacinque e più anni di esplorazioni delle catacombe Romane, dell’immenso numero di tegole e mattoni, adoperati a chiudere i loculi del sotterraneo, non gli venne fatto trovarne pur uno con sigillo che eccedesse il saecvlo costantiniano; tanto meno, marcati del nome di re Ostrogoto. Talmentechè, quanti sigilli sono passati sotto i suoi occhi fanno testimonianza evidentissima della verità e aggiustatezza del periodo assegnato all’uso del sotterraneo cimitero.

E simile testimonianza gli rendono le monete e medaglioni imperiali, che, secondo costumanza funeraticia di que’ tempi, s’infiggevano nella calce ancor fresca del loculo, ad ornamento, o meglio, a signacolo del sepolcro. Dal complessivo esame infatti di cote-