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44 DELLE VIE DEGLI ANTICHI

ἐπὶ πολλοὺς. τὰ δὲ φῶτα ἐκ τῆς ἐπιφανείας τοῦ ὄρους, πολλαχόθεν ἐκκοπεισῶν θυρίδων διὰ βάθους πολλοῦ κατάγεται. Ivi havvi pure una fossa coperta nel monte fra Dicearchia (cioè Pozzuolo) e Napoli, scavato sotto, come a Cuma, ed apertavi una strada da potervi passare due carri contrarj, per molti stadj, la luce da una grande altezza vi penetra dalla superficie del monte, avendovi tagliato spessi spiragli. Seneca però nella lettera 57, ne descrive tutti gl’incommodi, le tenebre, e la polvere: Aceromate nos haphe excepit in crypta Neapolitana. Nihil ilio carcere longius, nihil illis faucibus obscurius, quæ nobis præstant non, ut per tenebras videamus, sed ut ipsas. Ceterum etiamsi locus haberet lucem, pulvis auferret. Questo due descrizioni messe insieme sono esattissime, e dal passo di Seneca si vede che non era lastricata ancora a suo tempo, altrimente la polvere non poteva essere tanta. Che Domiziano l’ingrandisse e la lastricasse pare potersi trarre dalla sua via Domiziana, che doven estendersi sino a Napoli, almeno ristaurando la via antica da Pozzuolo a questa ultima città, e per conseguenza la grotta. Il certo è che malgrado i ristauri, e gl’ingrandimenti moderni fatti specialmente da Alfonso I. Re di Napoli, e malgrado l’apertura maggiore data alle bocche per renderla più luminosa si è veduto necessario il tenervi accesi de’ lumi, come si in per la città nella notte, e per evitare la polvere è stata lastricata di massi quadrati di lava Vesuviana.

Non sempre però le vie erano lavorate a tanti strati, come quelle che abbiamo finquì descritte. Imperciocché se il suolo della via era di natura sua nella rupe, non vi era perciò motivo di fare que’ strati che solo facevansi per la solidità della via: ed in tal caso si appianava e tagliava la rupe ad un livello eguale, e sopra esso si poneva il nucleus, e sopra il nucleus di frammenti di terra cotta, e di calce si faceva il solito pavimento di poligoni. Tale era la via Appia sotto Albano dove è tagliata nel peperino. La larghezza delle vie variava secondo la qualità delle vie stesse; le grandi vie come l’Appia, la Flaminia, la Valeria ec. aveano tra i tredici e quindici piedi di larghezza; tale infatti