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la zecca di bologna 481

volte, come vedremo. Per tuttociò ci par dunque giusto ritenere che almeno una parte delle belle monete bentivolesche, cioè quelle coniate dopo il T49S si debbano all’orefice Antonio Magnani, artista i cui noti prodotti della zecca reggiana per finezza e bellezza dei ritratti possono ben stare a pari colle cose del Francia1. Era del resto il tempo in cui quasi ogni orefice era grande artista e solo la mancanza di notizie contribuì ad attribuire a pochi fortunati gran parte dell’opera d’altri contemporanei ignoti. Aggiungiamo che le nostre ricerche negli archivi bolognesi per appurare la paternità delle monete di Giovanni II non diedero che il risultato che abbiamo riferito, cosicchè propendiamo a credere che se pure il Francia fabbricò i conii di alcune, forse quelle bellissime del 1494 col Maximiliani imperatoris munus, non dovette eseguirli nel locale della zecca, ma nel suo

  1. Ad escludere che, come qualcuno sarebbe disposto a credere, quelle monete bentivolesche potessero ritenersi opera di Sperandio da Mantova vale (oltre i documenti) la considerazione che nel 1494, quando incominciò quella battitura, Sperandio già da quattro anni non si trovava più a Bologna. L’ultimo suo lavoro in questa città fu la medaglia di Catalano Casali eletto Protonotario nel 1490. Dopo quest’anno non troviamo più sue tracce colà. Nelle nostre ricerche trovammo il suo nome tra i poveri, cui il Comune faceva elemosina nel Natale, negli anni 1486, 1487, 1488. Interessante è un documento che trovammo tra le Riformagioni del Comune, che riguarda Sperandio da Mantova e il Francia. Un Giacomo di Gillo, mercante di stoffe e velluti, si era fatto fare nel 1474 dal nostro Sperandio una medaglia portante da un lato l’effigie propria e il motto Iacobus Lilius bononiensis delitiarum specimen e dall’altro una ninfa suonante la cetra " cum certis adminiculis „ ornamentali e le parole effectu ut nomine potest: opus Sperandei, MccccLxxiiij. Quattro anni dopo l’artista non era ancor stato pagato, ed essendo insorta questione sul prezzo fra i due, la cosa fu portata innanzi agli Anziani che chiamarono ad arbitro il Francia: questi, il 21 agosto 1479, esaminò diligentemente la medaglia " et consideratis que considerando fuerunt „ ne fissò il prezzo in tre ducati d’oro larghi. (Arch. di Stato di Bologna. Com. Riformagioni, 21 agosto 1479). La medaglia non è ricordata nè dall’Armand, nè dall’Heiss, nè crediamo se ne conosca alcun esemplare.