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indirettamente la sveglia a tali ricerche, continuate poi da Missong, da Kolb e da Mowat.

La questione che Longpérier si propose di risolvere era di sapere se le diverse officine d’una zecca fabbricassero indistintamente o no monete pei due Augusti e pei due Cesari della tetrarchia diocleziana; e, dall’ispezione di un medio bronzo (o follis) comunissimo della zecca di Cartagine e di un altro pure comunissimo della zecca di Roma, trovò che in ambedue la i officina coniava pel primo Augusto, la 2* pel secondo Augusto, la 3" pel primo Cesare, la 4 pel secondo Cesare. Il bronzo scelto della zecca di Cartagine è quello che porta il rovescio dell’Africa colla leggenda: SALVIS AVGG ET CAESS FEL KART. Le quattro officine di Cartagine sono contraddistinte dalle lettere greche Α Β Γ Δ. Ora i bronzi di Diocleziano (1° Augusto) portano all’esergo Α (prima officina), quelli di Massimiano Erculeo (2° Augusto) Β (seconda officina), quelli di Costanzo Cloro (1° Cesare) Γ (terza officina) e finalmente quelli di Galeno Massimiano (2° Cesare) Δ (quarta officina).

Lo stesso avviene per le officine della zecca di Roma, le quali sono contraddistinte dalle lettere romane P (prima) S (seconda) T (tertia) Q (quarta), talvolta precedute dalla lettera R indicante Roma. Il bronzo scelto è quello dal rovescio: SACRA MON VRB AVGG ET CAESS NN, il quale ha i seguenti eserghi pei quattro regnanti:

Diocleziano RP oppure P fulmine oppure R mezzaluna P
Massimiano RS S clava R S
Cloro RT T clava R T
Galerio RQ Q fulmine R Q1


  1. A proposito di questo specchietto mi permetterò di correggere una trasposizione che è occorsa nell'Articolo originale (V. Revue Française, pag. 71) dove è stampato:

    P foudre
    S massue
    T foudre
    Q massue

    e invece va rettificato, in base alle risultanze di quanto è detto precedentemente:

    P foudre
    S massue
    T massue
    Q foudre

    come è qui sopra esposto.