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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1896.djvu/53

46 vincenzo capobianchi

L’aumento di VI soldi ossia del 7 per cento nel marco di Colonia costituiva la differenza fra quei due marchi; perciò se il marco di Colonia aveva il peso effettivo di grammi 233, 8123 e la sua oncia, di grammi 29, 2265: il marco di Pavia avrebbe dovuto corrispondere a grammi 217 4992 (dalla libra romana di gr. 326, 2488) e l’oncia di questo marco "uncia de marca Papie„ a grammi 27 1874: dimostrandoci, questa differenza di peso, la ragione per la quale dovè usarsi il marco di Pavia unitamente a quello di Colonia.

Chiuderemo questa prima parte che può essere riassunta come segue.

Dal decreto dell’anno 1249, col quale i Consoli del comune di Genova stabilirono nella nuova moneta dei Genovini le tasse daziarie che i Pisani solevano corrispondere già dall’epoca nella quale correva il vecchio denaro pavese, tassandolo a due denari genovini " denarios duos ianuensis monetae eo quod antiquitus dabant denarium unum papiensem „ e dal computo egualmente fatto nella nuova moneta de’ genovini dalla Curia arcivescovile di Genova delle pensioni che riscuoteva da S. Romolo che essendo costituite

    lonia ebbe origine dall’avere egli ritrovato in uno statuto della società dei Mercanti di Pavia, esistente nella biblioteca della Regia Università, nel quale statuto vi erano delle disposizioni del cadere del XIII secolo fin verso la metà del XIV, che il marco pavese aveva lo stesso peso del marco di Colonia " marco qui appellatur et dicitur Marchus papiensis vel de colonio„. (Brambilla, p. 277). Noi accettiamo completamente questo fatto riportato nei statuti, però tutto ciò non impedisce che nel 1162 quei due marchi fossero stati differenti. Noi già notammo che le compilazioni e pubblicazioni delle due tariffe cioè di quella dell’atto della concordia del 1162 e della tariffa genovese del 1164 debbono essere contemporanee. Questo non sfuggi al Brambilla il quale mendicò invece per le due tariffe una distanza d’epoca che non esiste, ed è perciò che egli si servì della tariffa allegata all’atto del 1172 invece di quella del 1 164, creando così due specie di denari pavesi che non hanno mài esistito mentre quelle due tariffe tassarono una sola specie di moneta che già da lungo tempo era in corso.