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VARIETÀ




Storia di alcune falsificazioni. — Al comparire di una falsificazione sull’orizzonte numismatico avviene spesso un fatto che arreca, o dovrebbe arrecare sorpresa e disgusto. La maggior parte degli intelligenti in materia, pure intimamente convinti che si tratta di una falsificazione, e avendo anche qualche sentore più o meno preciso sulla sua provenienza, vi creano intorno un’atmosfera di silenzio e di mistero; il loro coraggio pare svanisca a quell’apparizione, e pel timore di compromettersi con questo o con quello, o di urtare la suscettibilità di un collega, o d’attirarsi l’inimicizia di un negoziante, si guardano bene dal denunciarla al pubblico, e, tutt’al più, si accontentano di sussurrare la cosa fra gli intimi, come se si trattasse d’un argomento scottante, sul quale vai meglio mettere una pietra, pur di non compromettersi. Proprio come i compaesani di Renzo e Lucia quando parlavano di Don Rodrigo. Tutti sapevano delle sue bricconerie; ma bisognava che due si conoscessero ben bene tra di loro per aprirsi su di un tale argomento.

E il risultato di tale condotta? Favorire i falsarli e contribuire insieme a questi al danno degli inesperti e dei novizii; mentre una parola autorevole pronunciata in tempo basterebbe a salvar questi dai prodotti della criminosa industria dei primi.

Per quanto personalmente mi riguarda — giacché devo entrare a parlare soggettivamente — non posso rimproverarmi di fiacchezza e di viltà in tale argomento. Ho sempre nudrito un odio implacabile contro i falsarli e mi sono sempre fatto un dovere di combatterli e di smascherarli. Poco mancò che tale franchezza mi procurasse noje e guaj: ma di ciò non mi curavo, e d’altra parte m’ebbi varie volte in compenso