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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1896.djvu/480


sigillo di rinaldo degli scrovegni 467

Scrovegni, uniti in forte alleanza cogli Estensi e colla Serenissima Repubblica. Le sue ceneri, trasportate a Padova, furono deposte ove giaciono tuttora nel monumento, di cui poco prima ho fatto menzione.1

Luigi Rizzoli Juniore.               




  1. Altri due sigilli, oltre a quello testè illustrato, si conoscono spettanti alla famiglia degli Scrovegni. Uno, che nello scorso secolo faceva parte della collezione del Sig. Giovanni Co: De Lazara, ora si trova nel Museo Civico di Verona. Questo sigillo in bronzo, di forma elittica forma caratteristica dei sigilli ecclesiastici, ha nel mezzo la solita scrofa arme degli Scrovegni ed all’intorno la seguente iscrizione: † · s - petri scrovigni · can - padvai. Consultata la Serie Cronologico–Istorica dei Canonici di Padova del Marchese Orologio, ho trovato due Pietri Scrovegni Canonici, ma l’uno del secolo XIII, l’altro del secolo XIV. Ora per il tipo delle lettere, tipo proprio del secolo XIV, si deve ritenere che il sigillo appartenesse al secondo Pietro, il quale, per il documento Gennari, ricordato nell’opera citata, sarebbe stato canonico fin dal 1369, li 4 novembre.
       L’altro sigillo, che si conosce, è quello che va sotto il numero XI, tomo XIV, nelle Osservazioni Istoriche sopra i Sigilli de’ secoli bassi di Domenico Maria Manni. Nel passato secolo era posseduto dal Cav. Gaetano Antinori; ora, come io credo, deve trovarsi nella collezione dei sigilli medioevali del Museo Nazionale di Firenze. L’inscrizione circolare, che è questa; † sigillvm · petri · scrovign, è formata di lettere appartenenti paleograficamente al sec. XIV.
       Orbene, nel mentre possiamo escludere scientificamente per la forma delle lettere che il sigillo spettasse a quel Pietro Scrovigno, Giudice del Collegio nel 1275 e marito di Giacomina de’ Paltanieri, e a maggior ragione anche per la forma stessa del sigillo, che è rotondo, a quel Pietro Canonico, morto nel 1276, ci troviamo di fronte ad una grave difficoltà nello stabilire a quale dei due Pietri, vissuti nel secolo XIV, il sigillo avesse appartenuto.
       Con qualche probabilità si potrà, condividendo l’opinione del Manni, riportarlo a quel Pietro Capitano dei Carraresi, che fu figlio di Ugolino, Podestà di Belluno.