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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1896.djvu/409

396 emilio motta

vestigare et farli opportuna provisione. Porria essere che questi soldini sono de quelli. „ [Classe: Zecca]nota.

540. — 1464, novembre 28, Cremona. — Il Conte Giovanni da Balbiano dà notizia di Giacomino e Martino da Lodi, e maestro Melchione da Calvisano " qualli sono nele montagne di Parmesana „ fabbricatori di monete false. Preso anche un loro complice " don Tomaso, beneficiale della chiesa di S. Bassano „ che ha " confessato et manifestato un altro preto el qualle gli faceva compagnia, et lhavemo facto destenire. „ Un altro, certo Melchione Bresciano essersi assentato: " gli havemo trovato alcune monete fuse „ nonchè " utensili apti ala fabricatione de monete. „ [Classe: Zecca].

541. — 1465, febbraio 12, Milano. — Gli operaj e monetarj della zecca di Milano assumono in loro soci Bartolomeo, Francesco, Alberto, Gabriele e Vincenzo Benedetto fratelli da Marliano figli di maestro Aloisio, abit. in Porta Vercellina, parr. di S. Maria Pedone. [Trivulziana. Cod. n. 1817, fol. 260, III].

    Fra i monetarj della zecca sono menzionati: Gregorio de’ Balbi, preposito degli operai, fil. qd. dom. Pietro, in Porta Orientale, parr. di S. Vito in Pasquirolo; Bernardo de' Porri fil. qd. d. Antonio, in P. Nuova, parr. S. Bartolomeo dentro: Bernardino da Vimercate fil. qd. d. Donato, in P. Orientale, parr. di S. Babila dentro; Ambrogio Ghiringhelli fil. qd. d. Bernardino, in dette porta e parrocchia; Battista de’ Morosini fil. qd. d. Giov. ivi pure; e fra gli operai: Stefano de’ Balbi

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  1. Da lettera ducale, senza data, ma di quasi egual tempo, diretta a Giovanni Bentivoglio “si apprende che a Cremona giravano in quantità quindicini falsi portativi da Bologna da un tal Manfredo da Gavio, piacentino, detenuto. Confessò averle avute da un tal Giovanni Antonio da Padova merzaro in Bologna, il quale ne “a fabricati presso a bolognia quatro milia, in una campanea de Sancto Bartolameo, e in certe prate, et che dicto Joh. Antonio fa fare stampi et ne tene in casa, per fare monete.„ Aggiungeva essere detto Gio. Antonio intenzionato “de novo fare stampi, de fabrìcare monete venetiane et daltra maynera.„