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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1896.djvu/337

324 francesco gnecchi

gento per monete d’oro, non mi saprei spiegare queste prove in bronzo per monete di bronzo e meno ancora vedrei la ragione perchè queste prove dovessero avere un peso assai più forte di quello delle vere monete. E in secondo luogo r argomento della conservazione può essere qui nuovamente invocato. La media conservazione di quelli che io chiamo medaglioni o multipli e che il sig. Blanchet vorrebbe prove di zecca, non è punto superiore a quella delle monete correnti. Io non conosco un solo di tali pezzi che non dimostri d’essere stato più o meno lungamente in circolazione. Se fossero prove di zecca, dovrebbero presentarsi, come le medaglie, ben altrimenti.... a meno che questi pezzi siano poi caduti abusivamente nella circolazione, ciò che potrebbe anche essere ammissibile.

Il Sig. Blanchet si appoggia assai, pel sostegno della sua teoria, al doppio dupondio di Nerone dal rovescio SECVRITAS, il quale, essendo battuto col conio del dupondio portante la sigla II, sembra una flagrante contraddizione, e conclude che per un multiplo sarebbe stato più naturale prendere il sesterzio.

Il fatto è certamente curioso, e una spiegazione rigorosa ne sarebbe difficile; ma esempì di pezzi multipli fatti coi coni di monete divisionarie ne abbiamo parecchi anche nel medio-evo, e basterà citare il doppio mezzo scudo di Filippo II per Milano e l’altro di Parma col rovescio delle tre Grazie. Invece di fare un doppio mezzo scudo, non sarebbe stato più semplice e più naturale coniare uno scudo?

Riassumendo dunque, ammessa pure senza difficoltà l’esistenza di antiche prove di zecca, non mi so veramente per ora indurre a considerare come tali quei pezzi che più giustamente mi sembrano classificati per medaglioni o multipli senatori.

Santa Caterina, 20 Luglio 1896.

F. G.