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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1896.djvu/333

320 francesco gnecchi

e, dato che fossero appesi, non è punto provato ed è anzi assai poco supponibile che fossero portati.

Lo stato ordinario di mediocre conservazione dei medaglioni mi pare dunque non si possa attribuire ad altro che alla vera circolazione, quali monete, perchè, se invece fossero stati conservati nelle famiglie come ricordi imperiali, a guisa delle nostre medaglie commemorative, ci sarebbero pervenuti in un grado di conservazione assai superiore a quello delle monete correnti, come appunto avviene delle medaglie.


VII.


L’Autore finalmente, per trovare uno scopo ai medaglioni, a quelli almeno che egli suppone non fossero destinati ad aver corso di moneta, suggerisce ripotesi che venissero apprestati nella zecca di Roma per mandare il ritratto dell’imperatore nelle diverse zecche dell’impero.

Sta il fatto che il medaglione di bronzo per l’ampiezza del campo, per l’alto rilievo e per l’arte più affinata è quello che meglio rende i particolari della fisonomia, e delle ornamentazioni della testa e del busto, e si sarebbe prestato meglio di qualunque altra moneta a trasmettere l’effigie imperiale; ma che questo fosse precisamente lo scopo dei medaglioni è tutt’altro affare. Data l’ipotesi, a che avrebbe servito il rovescio, tanto più se si considera che la massima parte dei rovesci proprii dei medaglioni non sono riprodotti sulle monete? Trattandosi soprattutto di far presto, si sarebbe mandato alle zecche di provincia il solo dritto, facendo quello che modernamente si chiama una placchetta.

E a che avrebbe servito l’enorme varietà di conii