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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1896.djvu/326


appunti di numismatica romana 313

la ricuperata salute dell’Augusto, o quella della Libertà per una circostanza che ora ci riesce impossibile determinare e così via; ma tutte queste monete erano indubbiamente coniate nella zecca imperiale ogni volta, che, oltre alla leggenda accennata, non portavano la sigla del senato, le lettere S C.

A questa medesima conclusione arriviamo, partendo da tutt’altro punto di vista, ossia se noi consideriamo i detti medaglioni — e fermiamoci ai tre citati dall’Autore — sotto il rapporto dell’arte.

Nei primi tempi dell’impero riesce assai difficile distinguere a primo aspetto la monetazione di bronzo proveniente dall’officina imperatoria da quella proveniente dall’officina del senato, perchè l’arte dell’una e dell’altra troppo si rassomiglia e l’unica distinzione fra runa e l’altra è la presenza o l’assenza delle lettere S C; ma, incominciando dal regno d’Adriano, il bronzo prodotto nell’officina imperiale si presenta con un’impronta artistica così superiore, che essa sola basta a distinguerlo da quello comune del senato. Tale differenza si accentua poi sempre più col progresso del tempo, perchè, mentre il bronzo imperatorio si mantiene sempre a un livello elevato — compatibilmente colle epoche, — quello del senato invece segue una via continuamente discendente. E quando la decadenza dell’arte invade anche la monetazione dell’argento, non è che nei medaglioni, nei pochi bronzi senza S C e nell’oro che si conservano i resti delle buone tradizioni artistiche, cosicchè si può asserire che la coniazione del bronzo imperatorio venisse affidata agli artisti addetti a quella dell’oro.

Prendendo ora in esame i tre medaglioni dall’egregio collega citati, non ci sarà difficile determinare da quale officina siano usciti. Quello d’Adriano, quantunque appartenente all’epoca di transizione, accenna però già ad una superiorità sui bronzi comuni,