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274 necrologia
"antichità acquistate dai Farnesi o ad essi regalate dai personaggi con cui erano in relazione.» Ed egli prosegue: "È inutile ch’io cerchi di far ootare l’importanza di questi documenti che gettano luce su una delle più celebri raccolte d’Antichità, qual è il Museo Farnese; gl’inizii della famosa collezione numismatica illustrata con tanto lusso dal Pedrani e dal Piovene devono ricercarsi per buona parte in queste lettere, le quali ci mostrano sotto uno degli aspetti più simpatici quell’uomo strano e dall’ingegno potente che fu il cardinale Alessandro Farnese.„ Undici sono i documenti pubblicati dal R.; numismaticamente interessante è in particolar modo l’"Inventario delle medaglie di m.r Camillo Capranica», che forma il penultimo documento della serie.


37.


Lodovico e Giannantonio da Foligno orefici e medaglisti ferraresi. — (In Gazz. Num., a. VI, 1886, n. 9-11, a p. 66-78, con fototipie a pag. 65).

    Come si può dedurre dal titolo medesimo, l’indole di quest’articolo del R. è essenzialmente artistica; esso tuttavia è fondato su di una larga base numismatica, che gli conferisce interesse e importanza anche dal nostro ponto di vista speciale. Il numero della Gazzetta in cui è pubblicato quest’articolo presenta una curiosa particolarità, ch’è nello stesso tempo una prova della coscienziosità artistica del R-; — perchè le riproduzioni delle monete incise da Giannantonio riuscissero quali il R. desiderava, si pensò di ricorrere allo Stabilimento di fototipia Danesi, di modo che le illustrazioni sono eseguite a Roma, quantunque il testo sia stato poi impresso a Como.


38.


Notizie su alcune Zecche pontificie al tempo di Paolo III. — (In Gazz. Num., a. VI, 1886, a pag. 84-87).

    Il R. ci fa conoscere vari documenti che concernono il secondo quarto del Cinquecento, e hanno tratta alle zecche papali di Macerata, Ancona e Fano; per ultimo riporta alcune notizie relative alla zecca di Camerino sotto il breve dominio di Ottavio Farnese.

39.


Un progetto per il rovescio d’una moneta di Clemente VII. — (Ibidem, a pag. 87-88).

    Un foglio senza data, nell’Archivio di Stato di Parma, contiene, dice il R., "un progetto pel rovescio d’una moneta, probabilmente d’oro, che doveva avere nel diritto lo stemma o la testa del pontefice, e nel rovescio il pontefice in trono colle chiavi nella sinistra e colla destra distesa; intomo a lui alcuni recanti corone vallari ed altri armati; la leggenda, presa dal libro dei Re, doveva essere FRATRES . MEI . VOS . OS . MEVM . ET . CARO . MEA . VOS. Il concetto del rovescio era buono ed on abile artista avrebbe potuto trarne partito; sembra tuttavia che l’idea non sia stata messa in esecuzione, forse per la morte di Clemente VII, e che indi presentata al successore Paolo III, sia stata scartata: di qui la sua presenza nell’Archivio di Parma. Il documento, steso in elegante latino, è senza data, come si è detto, ma il R. lo giudicherebbe del 1533 o del 1534. e aggiunge che in quegli anni erano maestri delle stampe, nella zecca di Roma, Giovanni Bernardi da Castel Bolognese e Benvenuto Cellini.


40.


La patria di Sperandio. — (In Gazz. Num., a. VI, 1886-87, n. 12, a pag. 89-91).

    Dopo un cenno sulle recenti pubblicazioni di C. Malagola, A. Venturi e Stef. Davari, il R. riporta un documento dell’Archivio Gonzaga di Mantova, comunicatogli dal prof. Davari stesso, e vi fa seguire alcune considerazioni ed ipotesi intorno alla vita del celebre medaglista.