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annotazioni numismatiche genovesi 171

costrette a variare ora le une ed ora le altre, per non aver pensato ad un sistema unico e costante. Ma per far questo, avrebbero dovuto riconoscere dapprima la legge naturale e fatale del deprezzamento invece di tentare continuamente ed inutilmente di opporvisi; poi, scegliere a base del loro sistema o la moneta stessa ovvero la valutazione. Nel primo caso, le specie coniate avrebbero dovuto mantenersi costanti ad una legge per il peso e per il titolo: nel secondo per contro, tenendo fermo il valore, si avrebbe dovuto modificare la legge di battitura ogni qual volta se ne fosse presentato il bisogno. Non essendo questo avvenuto, ne è seguita di necessità la confusione dei due metodi; e così, tutte le monete primitive e quelle che in seguito portavano gli stessi nomi della moneta di conto, oppur nomi equivalenti come denari, soldi, lire e cavallotti, petacchine ed altri, dovettero variare successivamente nella legge; e quelle designate invece con nomi indipendenti dalla moneta di conto, restarono, meno leggere modificazioni, costanti nella legge vaiiando la valutazione. A queste categorie appartengono le monete d’oro, genovini, fiorini, ducati e poi scudi, ed in alcune zecche, ma specialmente nella nostra, lo scudo d’argento, il quale sia col castello che colla Vergine, sia largo sia stretto, si mantenne inalterato dall’origine nella seconda metà del XVI secolo, alla fine nella prima metà del XVII I. Beninteso che non vi comprendo le monete speciali, e quelle che ritraggono dell’una e dell’altra specie.

Per conseguenza, vediamo da una parte la lira Genovese, già rappresentata all’origine nei suoi spezzati con grammi 88 circa di fino argento, discendere gradatamente in modo che alla fine del XV secolo potè essere moneta effettiva di poco meno che 13 gr. di fino; e continuando sempre a decrescere,