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documenti visconteo-sforzeschi, ecc. 381
quibus parere pro viribus et obsequi conabimur, eisque nos ipsi cumulatissime commendamus».


331. — 1477, luglio 11, Milano. — Lettera dei Maestri delle entrate ducali a Bona di Savoja per il nuovo incanto della zecca di Milano [Carteggio diplomatico, Cartella, n. 471].

«Ad queste Kalende proxime de Augusto vene ad fornire lincanto dela zecha de questa vostra Inclvta cita de Millano. Siche per fare nostro debito lo ricordiamo ad vostre 111. me Sig.rie perchè parendogli che facciamo più una cosa che un altra, elle se dignano farne intendere quello gli piacia et quanto più presto meglio, perchè Kalende sono qui. Che lo fabricare delle monete sano vostre Ill.me S.rie quanto importi allentratc et populi suoi. Alle quale continuamente se reccomandiamo».


332. — 1477, luglio 31, Milano. — Relazione dei maestri delle entrate ducali ai duchi di Milano sopra la conferma di Gian Antonio Castiglioni e Giov. Antonio Magno alla direzione della zecca milanese [Muoni, Zecca, di Milano, p. 29].

«Ill.mi e Ex.mi Sig.ri. In executione de quanto ne e stato commetuto per parte de Y.re Ex.ctie se siamo trovati insieme nui infrascripti super ci facto de la Zecha, e due volte argumentato et consultato circa li remedij e provisione se hano ad fare supra tali negotio: et habiando lecto lo decreto sopra le monete et le cride emanate; examinato etiam li capituli e ordini de la Zecha facti e ordinati anno 1474 et die ....; havemo etiam considerati! li ricordi ad nuv mandati et le proferte facte per alcuni li quali vorriano bavere 1 impresa e lare lavorare la Zecha. Vedute etiandio le lettere concesse per lo Ill.mo Signore, quondam Consorte et Patii’ vostro, anno 1476 die 16 february, signate Gabriel, et la confirmatione postea facta per V.re Ex.tie per lettere signate B. Calchus et sottoscripta Bona duchessa de Milano marni propria: habiamo veduto etiandio la commissione alias facta per lo prefato Ill.mo quondam Consorte et Patre vostro alli spectabili Domini Iohanne da Melcio1
  1. Giovanni da Melzo fu nel novero di coloro che nel 1480 entrarono a riformare il Consiglio di Reggenza, e pare sia l’omonimo personaggio delegato nel 1448 dalla Repubblica Ambrosiana a trattare la pace con quella di S. Marco. Egli sali in gran credito a Milano, dove furono battute in suo onore diverse monete d’argento e d’altro metalli», se dobbiamo prestar fede a quanto fra Paolo Morigia ne attesta nella sua Istoria a pag. 679.