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352 emilio motta

287. — 1474, febbraio 8, Milano. — Altri ricordi per la zecca milanese diretti dal Consiglio segreto al Duca di Milano [Carteggio diplomatico, Cartella, n. 404].

«Ill.me Princeps et Ex.me Domine domine noster singularissime, post humilem recommendationem. Havendone V. 111. ma Sig.ria scripto ne li proximi giorni passati che volessimo intendere et discutere del modo se haveva ad mettere a le monete, per la grande multitudine de le triste, quale pareno al presente, et etiandio per le Iamente haute, ha V.ra Ex.tia circa ciò, siamo stati insieme et havemo hauto lo Consiglio de Justicia, li Magistri tutti et domino el vicario de la provisione, et cum ogni maturatione havemo discusso questo facto, cussi per indennitate de li populi corno etiandio per mettere modo che qualche volta se habia a scumiare omnino queste monete cative, forestiere, adulterine et reprobe et appresso de nuy havemo anche voluto bavere el parere de alchuni mercadanti e bancheri quali sono pratici et hanno molta experientia de questi facti. Tandem pensato et considerato ogni cosa cum studio, diligentia e maturità siamo venuti in questa sententia che a mettere modo a questo facto, e presto, non gè è altro che una sola via, cioè che V. Ex.tia come quella che è desyderosa del bene de populi suoi, gli piacia de fare operare le sue monete in cambiare lo oro in servitio de chi ne haverà bisogno, et fare mettere uno bancho publico qui in Milano, et per hora tore solum quelle sono minute corno soldini, sexini, tortine e quindecini, et etiam de queste tale monete pagarne ali tempi suoi Capitanej, Conducteri, Consiglieri, ufficiali et altri suoi salariati, et spenderle in altre sue spese occurrenti ala giornata, ordinando V. Sig.ria che li suoi spenditori siano li primi observano li ordini sotto quella pena parirà a V. Ex.tia perchè dagando simile monete restarano nel suo paese, et non sarano portate altroe. Et quando anche paresse a V. Celsitudine che queste sue monete non bastasseno, farne battere ala cecha, per farne bona copia, perchè non solo qui a Milano bisognarla bavere monete di V. Sig.ria ma per tutte le citade del dominio suo, per potere totalmente extirpare et eradicare questo abuso de triste monete. Et quando questo partito sia de beneplacito de V. Sig.ria siando avisati da quella, alora senza più tardare bandiremo in tutto li quindecini de la raza sive quarantani, reduremo loro l’oro] al corso de la crida, et li fiorini de reno a libre iij soldi iij, licentiaremo paulatim tutte