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310 nicolò papadopoli

D. Spinelli1 diede un informe disegno di questo follare tratto da un esemplare battuto su altra moneta, dove erano confuse le impronte e non si potevano rilevare tutte le iscrizioni, ma solo spiccavano le lettere TA che fecero a lui balenare il sospetto si trattasse di un pezzo di Tancredi re di Sicilia. Arturo Engel2 nella Revue Numismatique dell’anno 1885, illustra la stessa moneta con un buon disegno e crede vedere nel D/ la santa veste di G. C., interpretando le lettere R V come le iniziali del nome di Ruggero secondo e le altre CA TA come le due prime sillabe di quello della città di Catania.

Vincenzo Lazari, a cui apparteneva l’esemplare che ora si trova nella mia raccolta, attribuiva esso pure la moneta a Ruggero II, ma la credeva coniata a Gaeta, ed io non posso che associarmi a tale giudizio, perchè il segno di abbreviatura che si trova sulla prima sillaba CA può facilmente spiegarsi se si elide la seconda sillaba di CAIETA, ma non ha ragione di essere se si tratta di Catania.


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4. — Argento, peso grammi 0,82.

D/ — Busto di faccia, ai lati della testa R O.
R/ — Busto di faccia, ai lati della testa C O.

Questo denaro insolitamente barbaro e rozzo manca del nome della zecca, ma non di quello del principe che ne ordinò la coniazione, giacché le poche

  1. Spinelli D., Op. cit., pag. 99, fin. 4, descriz., pag. 159, n. XCV.
  2. Engel A., Monnaies inédites des Normands d’Italie. — Revue Numismatique, Serie III, tome III. Paris, 1885, pag. 430-431.