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valorem scutorum e finalmente nell’anno in cui siam giunti, 1553, assumeva la condotta impegnandosi a tenere aperta l’officina per tre anni, dietro compenso di centoquindici scudi d’oro.

E in quest’epoca che troviamo a Reggio, incisore dei conii, Pastorino da Siena, forse consigliato al Comune dal duca che, come risulta da diverse lettere, per quell’artista nutriva affezione ed approfittava volentieri dell’occasione per favorirlo.

Quell’artista, forse il più grande medaglista del cinquecento, aveva lavorato in Ferrara nel 1547, quando ritrasse Alfonso II d’Este, allora principe ereditario: dopo un intervallo di cinque anni egli vi ricompare nel 1552 per eseguirvi le due stupende medaglie di Lucrezia ed Eleonora d’Este, ancor giovinette. Da Ferrara quindi sembra venisse direttamente a Reggio, verso la metà del 1553 e vi rimase un anno solo. In quell’anno pero la sua attività fu grandissima e fu oggetto di studio interessante. Oltre i conii per la zecca eseguì in quel tempo parecchie pregevolissime medaglie per incarico di ricchi privati, che sono quasi tutte note agli studiosi. L’Armand ci descrive quelle di Gasparo Scaruffi, Baldassare Vigarani, Ippolito Malaguzzi, Alessandro Bonzagni colla moglie Cecilia, Laura Sessi Boiardi1; altre pure son note come quelle di Paolo Vitelli, del governatore di Reggio Alfonso Estense Tassoni, della Girolama Sacrati, ecc., cui è da aggiungersi quella di Francesco Parolari alias Sforzani, orefice reggiano famoso ai suoi tempi e addetto alla zecca in qualità di saggiatore dal 1545 al 15482.


  1. Armand. Mèdailleurs italiens de XV et XVI siecles. Vol. 2°.
  2. Francesco Malaguzzi, I Parolari da Reggio e una medaglia di Pastorino da Siena, nell’Archivio Storico dell’Arte. Anno V, fasC. I. Roma.