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la zecca di reggio emilia 183

per le esigenze del commercio locale, il Comune deliberava di chiedere al duca la facoltà di battere mille o millecinquecento lire di moneta minuta, e a questo scopo tre degli Anziani venivano eletti per formulare i capitoli secondo cui regolare la nuova coniazione. 11 permesso del principe al quale spettava il diritto di concessione di batter moneta e che non di rado si riserbava la facoltà d’imporre gì’ incisori dei conii, era necessario. Quando già il Comune di Reggio si credeva sicuro della concessione e aveva ordinato di far condurre in città un valente fabbricatore di monete, a troncare le speranze arrivava una lettera di Borso del 18 aprile dello stesso anno, che rifiutava di accettare in pagamento delle entrate le monete che si volevan battere. La nuova coniazione non potè quindi venire eseguita.

È questa l’unica notizia della zecca reggiana sotto il dominio di Borso, nel cui tempo è probabile che l’officina sia rimasta inoperosa; ciò è avvalorato dal fatto di non conoscersi monete reggiane del suo periodo.

Con maggiori particolari è dato invece seguire la storia della nostra zecca, dal tempo di Ercole I (succeduto al fratello nel 1471) in avanti.

Al 1477 rimonta la prima battitura dei bagarini, zecca speciale di rame puro e che, caso singolarissimo nella storia delle zecche italiane, restò sempre distinta dalla zecca vera e propria dell’oro e dell’argento.

Nella seduta del 3 marzo di quell’anno, gli Anziani stabilivano di chiedere al duca il permesso di coniare della nuova moneta minuta per soddisfare ai bisogni del piccolo commercio: la nuova moneta sarebbe stata di bagattini di puro rame, e di due qualità: gli uni, tali che due di essi equivalessero a un denaro e gli altri del valore di un denaro ciascuno.