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la zecca di reggio emilia 173

spensatore di privilegi, invero poco all’unisono coi nuovi tempi, ma tendenti a quel fine politico che poi pienamente fallì al famoso imperatore.

Vediamo infatti che la zecca reggiana s’apre nel 1233 e che il concedente, almeno nella esteriorità ufficiale, è il vescovo: e precisamente quel Nicolò de’ Maltraversi, prelato caro a Federico che lo favorì di amplissimi privilegi, dei quali anche ci rimangono i testi e in un periodo in cui lo spirito pubblico in Reggio fu diretto da una gente aristocratica, fieramente ghibellina ed a Federico non meno del Vescovo bene accetta. Se Reggio avesse avuta la concessione di coniar moneta prima di Federico, non avrebbe certamente tralasciato di valersene, come di privilegio non solo onorifico, ma anche grandemente vantaggioso pel commercio locale, e cespite importante delle finanze comunali. L’averlo fatto soltanto nel 1233 è dunque grande indizio che il relativo privilegio fu di data di poco anteriore a quell’anno.

Ma ciò che v’ha di notevole nell’atto col quale il Vescovo di Reggio appaltava ad alcuni assuntori l’esercizio della zecca è che in effetto il Vescovo rappresenta una parte curiosa e invero tutta propria di un periodo storico di transizione quale fu quello della prima metà del secolo XIII, in cui il nuovo comune venne colle buone o colle cattive a liquidare tutti i diritti signorili che da Carlo Magno a Federico II erano stati concessi ai Vescovi. Citerò appena alcuni fatti ed alcune date che hanno un singolare significato a questo proposito. Nel 1186 il Comune di Reggio imprende l’escavazione di un navilio. Notisi che il diritto delle acque pubbliche, una regalia non meno importante di quella di battere moneta, spettava al Vescovo e non al Comune. Ma nel 1179 il Comune si era fatto donare dal Vescovo le acque del Tresinaro obbligandosi a dargli in corrispettivo