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nesimo, accumulati con mire diverse, dalle persistenti indagini di tanti dotti, che in quel]’ arringo l’avevano preceduto. Tutti i suoi studi furono volti al lustro della religione e alla ricerca della verità. Quest’uomo straordinario vide la luce in Napoli il 13 gennajo del 1812. Nato da Antonio Garrucci e Maria Gesualda Sangiacomo, passò gli anni dell’infanzia fra le amorose cure dell’onorevole e doviziosa sua famiglia, che, religiosa com’era, indirizzò fin da principio il di lui precoce ingegno al culto di tuttociò che riputava vero e santo. — Tocchi appena i quindici anni, nel 1826, toltosi, per sua elezione, agli agi della famiglia, vesti l’abito ecclesiastico, e per meglio attendere ai suoi studi prediletti, cercò la tranquillità e l’isolamento nella Casa de’ Gesuiti. Ivi ajutato da tutti i sussidi che gli poteva fornire quel potente Ordine religioso, rinvigorì il suo spirito, e preso da intenso ardore per tutto quanto riguarda Dio e la Religione, risolutamente impugnò il vessillo della scienza per combattere con armi pari le più fiere battaglie contro quelli che sospettava atei o miscredenti. A questo scopo, con febbrile attività, intraprese faticosi viaggi per luoghi inaccessi, remoti od inesplorati, interrogando uomini e monumenti. Perlustrò il Sannio, gli Abruzzi, le Puglie, la Capitanata; poi Roma e la sua campagna; indi la restante Italia. Non bastando questi viaggi ai suoi intenti, uscì dalla penisola, esaminò palmo a palmo talune regioni della Francia, investigando ovunque le traccie della civiltà pagana, per sorprendere fino dai suoi principi le origini del Cristianesimo. In quelle sue peregrinazioni e minute indagini, dovette talvolta coraggiosamente superare ostacoli, che sembravano insormontabili, deludere insidie occulte, che avrebbero abbattuto ed avvilito un animo, che non fosse stato agguerrito come il suo. In questo battagliare, nondimeno, conservò sempre l’animo calmo e lucido il pensiero. Scevro d’ogni mira ambiziosa, mantenne sempre alta e pura la dignità dello scienziato: leale e cortese cogli avversari, solo alzò sdegnosa la voce contro l’ignoranza e la malafede. — Sentendosi ormai forte negli studi dell’archeologia, uscì nell’arringo scientifico assai modestamente collaborando, nel 1844, coll’Avellino nelle Disquisitiones antiquitatum salernitarum, e con Camillo Rosalba nella versione italiana del Manuale di archeologia