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tre monete inedite di carlo iii di durazzo 471

L’altro documento è del 6 aprile 1383. Vi si ripetono due ordinanze di Roberto, del 1321 e del 1326, colle quali si confermano i privilegi accordati dall’imperatore Federico II agli zecchieri di Brindisi e di Messina e, successivamente, dagli altri sovrani, a quei di Napoli. Vi si dà l’elenco degli uffiziali della Zecca napoletana, che lavoravano nel 1321 e di quelli aggiunti nel 1326, a cagione delle aumentate emissioni di gigliati; e in ultimo v’è l’elenco degli artisti ed operai della Zecca napoletana, che lavoravano nel 1383. Vi troviamo il nome dell’artista che incise i conii, maestro Ignazio Vespulo de Pino e quello del direttore della Zecca, maestro Turino Birorelli.

Nel descrivere le inedite monete di Carlo III, venute recentemente a luce, credo far cosa utile nel ricordare i tipi già conosciuti, perchè non è facile procurarsi i periodici e le monografie dove sono disseminate le notizie sulla moneta durazzesca.

    letana colle seguenti parole: Sicla Neapoli auri ed argenti. 2.° La Zecca, da Carlo II in poi, fu quasi sempre data in appalto ai banchieri toscani, ed anzi in un documento del 1313, Roberto, volendo accarezzare alcuni denarosi lucchesi, dice apertamente, che, benché avesse avuto vantaggiosissime offerte da cittadini napoletani, preferisce dare l’appalto della Zecca alla Società dei Baccosi di Lucca. 3.° La somiglianza del dritto di questi fiorini col dritto de’ denaretti napoletani di Giovanna I e Ludovico di Taranto. 4.° Ludovico II tenne per qualche tempo Napoli, e doveva sentire il bisogno di coniarvi moneta d’oro, per sostenere la guerra. 5.° L’abbondanza di fiorini nel reame e la preferenza data a questa moneta che poteva indurre i nostri sovrani a tralasciare il conio dei carlini e ad imitare invece la moneta fiorentina. Ma vi sono pure argomenti contrarli. 1.° Il disegno delle monete provenzali è assai più accurato, in quest’epoca, di quello delle napoletane, e questi fiorini senza titolo provenzale, non solo sono di disegno assai più corretto di quello delle contemporanee monete napoletane; ma somigliano tanto, nel disegno del rovescio, ai fiorini col titolo provenzale, che si è facilmente indotti a ritenerli di una medesima officina. 2.° L’abbondanza di queste monete, mentre, per le sovraccennate ragioni di cambio, l’introduzione straordinaria di fiorini e di ducati d’oro aveva reso quasi inutile il conio dell’oro, tanto che mancano di fatti le monete d’oro napoletane di Carlo III, di Ladislao, di Giovanna II, e di Renato.