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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1893.djvu/431

382 c. luppi

dalle modeste risorse che gli forniva la famiglia, appena decenne, si deliziava nel raccorre libri, monete e medaglie, e, con amore, di queste ultime ne esaminava le impronte, ne interpretava le iscrizioni e le disponeva in serie distinte di tempi e di luoghi. Per vieppiù erudirsi fece uno studio particolare degli Annali del Muratori. A diciannove anni, mortogli il padre, gli successe prima, come cassiere reggente (1823), poi cassiere effettivo (1824). Durò in quella carica dodici anni, finchè, nel 1831, fu nominato R. Commissario della Zecca. Questi incarichi fornirono al Promis un mezzo facile e pronto per ampliare ed arricchire la sua particolare collezione numismatica acquistando monete e medaglie, tra quelle che venivano portate in gran copia alla Zecca e che trovava meritevoli di conservazione.

La fama intanto della sua dottrina si andava sempre più diffondendo, talchè quando per la morte di Re Carlo Felice (1831) salì sul trono Carlo Alberto di Carignano, il nuovo Re, amantissimo come era degli studi storici, fece tosto assegnamento sulla cooperazione del Promis per realizzare l’intento cui da più anni mirava, di fare del Piemonte, e in ispecie di Torino, la sede più distinta dei dotti e dei letterati italiani. Nel 1832, il Re manifestò al Promis il desiderio di far acquisto della sua collezione numismatica. Il Promis dapprima esitò a spogliarsi di oggetti a lui cari, e che gli erano costati tanti studi, tante fatiche e tante privazioni, poi cedette a patto di essere eletto conservatore onorario senza stipendio nell’intento di continuar ad ampliare quella preziosa raccolta.

Carlo Alberto accettò; questa fu l’origine dello stupendo Medagliere Reale, Il Promis studiava le monete come economista, e dal lato dell’Arte e della Storia.

Installato nella Direzione del medagliere, propose e ottenne dalla munificenza del Re l’acquisto della celebre e copiosa raccolta del Conte Pietro Gradenigo di Venezia, talchè il reale medagliere raggiunse in breve il numero di quarantamila pezzi, per la maggior parte preziosi per bellezza e rarità. Questo splendido ornamento della Reggia e di Torino lo si deve all’indefessa e sapiente attività del Promis. Il Re destinò al prezioso cimelio un gabinetto presso la Reale Accademia e la R. Biblioteca che fece poi ornare