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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1893.djvu/26


sulla riduzione in peso dell'asse romano 19

valore, di che fa fede la storia certa di Roma. Dunque, se diminuiva di peso e conservava un medesimo valore, non sembrami si possa spiegare il fatto diversamente che con l’aumento nel costo del metallo e quindi dell’intrinseco della moneta, il quale dovendo rimanere immutabile nella moneta stessa, portava di necessità il suo impiccolimento.

Questa l’opinione da me espressa sulla riduzione in peso dell’asse Romano, ampiamente sviluppata nelle pubblicazioni già citate, che ha trovato tanta opposizione nella Ermeneutica numismatica dell’egregio Prof. A. Milani. Ai fatti sui quali si basano le mie conclusioni aggiungo finalmente il seguente.

La moneta d’argento presso i Romani fu introdotta quasi contemporaneamente alla prima riduzione dell’asse, e si chiamò denaro, che vuol dire valore di 10 assi: dunque ogni asse valeva costantemente 1|10 del denaro. Se ora si posa l’attenzione sul fatto incontestabile, che il denaro d’argento conservò sempre un medesimo peso, e che in quella vece l’asse di bronzo andava impiccolendosi, ne viene di necessità che la diminuzione era imposta dal prezzo del metallo bronzo, il cui intrinseco non poteva nell’asse, esser maggiore del decimo del denaro. E la sua diminuzione nell’anno 563 di Roma si ridusse ad un 24.mo dell’asse pondo istituito fin dai primi re; dunque il bronzo metallo, nel corso di oltre 300 anni, era aumentato 24 volte sul prezzo primitivo. E continuò ad aumentare; perchè, torno a ripetere, al tempo dell’ultima riduzione a mezz’oncia, il bronzo stava all’argento come 34 a 1, mentre oggi sta nel rapporto di 20 a 1. Questo forte rincaro del metallo bronzo potrà a prima vista apparire inconcepibile; ma se ci si riconduce con la mente ad un’età remotissima nella quale i prodotti tutti non avevano trovato