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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1893.djvu/21

14 isidoro falchi

che aveva quando era librale. Con tre riduzioni successive dall’anno 263 all’anno 191 av. G. C., l’asse che prima era del peso di dodici once, fu ridotto a mezz’oncia, ossia a un ventiquattresimo del suo peso primitivo.

Non starò a citare nè classici nè recenti scrittori, poichè si tratta di un fatto a tutti noto, da niuno contrastato, confermato dalla stessa numismatica. La quistione non consiste in ciò, ma sulla ragione che avrebbe indotto i Romani a portare quella diminuzione nel peso del loro contante di bronzo; la qual ragione, nel modo che è stata affermata dai classici, offende altamente le nostre glorie antiche in danno delle istituzioni romane.

Tanto per l’ingenuo Plinio quanto per tutti gli storici e tutti gli economisti fino ai nostri giorni si è ritenuto che Roma, nell’atto di slanciarsi alla conquista del mondo, fosse oppressa dai debiti, pressus aere alieno; e che per ripararvi avesse ricorso alla gherminella, dice Adam Smith, di spezzare il suo asse in 24 assi minori, dando a ciascuno di essi, 24 volte impiccolito, il valore dell’asse primitivo: con la quale operazione le Repubblica Romana avrebbe pagato i suoi debiti, dissolutum aes alienum.

Ammesso che il bisogno, causa di questo stratagemma, esistesse; atteso che ne successe sventuratamente per Roma, un periodo di esuberanti ricchezze, la questione potrà essere facilmente risoluta alla stregua dei suoi annali, riscontrando se, cessato il bisogno, venne pure a cessare o se si mantenne l’impiccolimento della moneta. Ma prima di domandare tal luce alla storia, voglio esprimere un mio pensiero sopra una causa che sembrami imbrogliare e complicare tutte le questioni archeologiche.

A me sembra che quando si parla di cose antiche gli scrittori in generale siano dominati dal pre-