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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1892.djvu/78

74 bernardo morsolin

dicembre 1503. Ma la rotta, toccata dall’armi francesi in quella memoranda giornata, gli riusciva fatale. Narrano gli storici ch’egli perisse alle foci del Garigliano, e propriamente a bordo d’una nave, carica soverchiamente di quattro grossi cannoni, ch’egli s’affaticava di sottrarre alla preda del vincitore. Il Valeriani racconta invece che, rotto l’esercito francese, si rifugiasse in fretta e in furia a Gaeta, dove aveva già fermata stanza con la famiglia, e che salito sur una nave per riparare altrove, naufragasse con molti altri nel porto di quella stessa città in vista d’Alfonsina sua moglie1.

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Perduto il marito nell’età di appena trentatré anni, Alfonsina perseverò nella via dell’esilio. In Firenze ella aveva dato in luce, vivente ancora il suocero, due figli, Clarice e Lorenzo. E con Lorenzo, nato il 13 settembre 1492, e con Clarice prese a dimorare, per quanto è dato conoscere, in Roma. La morte di Pietro, in uggia a’ suoi concittadini per la sua malaugurata condotta con Carlo VIII di Francia, parve ammollire gli animi de’ Fiorentini, avversi al casato do’ Medici. È, almeno, un fatto che ad Alfonsina non fu vietato di rientrare in Firenze e di farvi valere i propri diritti, in ciò che concerneva la dote, sui beni del defunto marito. È anzi fama ch’ella ponesse l’opera sua a disporre gli umori de’ cittadini in favore degli esuli. Vero è che Lorenzo, allevato da lei, fu poi bandito, siccome ribelle, dalla città; ma non vuolsi perciò disconoscere che a lei fu dato di

  1. Jo. Pierii Valeriani, De Literatorum Infelicitate, Lib. II, pag. 133, Hemelstadii. 1661.