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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1892.djvu/411


medaglia del porto di fano 395


Il secondo pilone non può essere che quello della loggia perchè il porto era circondato di mura e non di archi: è vero altresì che era impossibile che nel riattamento della darsena si avessero a trovare le medaglie poste sotto la loggia. Ma il buon Gasparoli nella smania di raccogliere notizie non badava tanto a collegarle logicamente tra di loro e non si preoccupava di qualche piccola contradizione.

Come dissi più sopra, dalle parole dell’Amiani1,’ e da quelle del Gasparoli pare assodato che qualcuna delle medaglie fosse in argento. Quanto alla cassetta in cui furono riposte dallo stesso registro, ove vedemmo annotata la spesa di stampa dell’editto, apprendiamo che si spese uno scudo per 4 pezzi di pietra d’Istria lavorata da mettere le medaglie. Da ciò possiamo dedurre che la prima pietra era fatta di 4 pezzi di pietra entro ai quali furono poste le medaglie e la lastra di piombo.

Dobbiamo esser grati al Gasparoli di averci conservata la iscrizione di questa, che qui riporto, perchè ci dà la relazione della cerimonia che dal nostro storico2 viene descritta come imponente: D. O. M. Paulo V. Burghesio Pont. opt. Max. sedente, Thomas Lapius Florentinus Epis Fanen. assistentibus Laureto Murtano Spoletino Ref. Apos. Gubernatore, Livio Ponticolo Forolivien. praetore, Mutio Rainaldutio Gonfalonerio, Hyeronimo Gambetello, Antonio Raynaldutio, Paterniano Passaro, Josepho Uffreduccio Prioribus, Petro Dominico Constantio, Nolfo Nolfio, Pandulfo Carrario, Castruccio Castracani et Vincentio Bertotio praefectis, ae Hyeronimo Rainaldo Architecto, Portus Borghesii primum lapidem demore benedictum, praecedentibus, pubblicis ad Deum praecibus, in fundamento posuit. Anno D. MDCXIIII.

A chi si voglia raffigurare alla mento lo spettacolo di questa cerimonia, esso deve apparire sicuramente grandioso. Dopo le solenni preci e la Messa con scelta musica celebrata al Duomo tutto il clero co’ suoi più ricchi paludamenti, il

  1. Loc. cit.
  2. T. II, pag. 257.