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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1892.djvu/405


medaglia del porto di fano 389

che il Comune di Fano oggi non solo non potrebbe fare, ma nemmeno pensarci. Eppure quei buoni vecchi coll’idea di giovare al paese e di chiamarlo quasi a nuova vita non si peritarono di farla, disgraziatamente con successo non pari all’ardimento.

Il porto ad ogni modo si fece e non è fuori di luogo averne conservata e divulgata la memoria insieme alla medaglia che finora lo ricordava a pochissimi.



Come vedemmo, nel primo slancio di gratitudine entusiasta, i Fanesi avevano votata l’erezione di una statua di bronzo a Paolo V: l’idea generosa sbollì di fronte alle difficoltà prosastiche ma inesorabili della finanza e si ridusse a più modeste proporzioni. Anche qui l’Uffreducci soccorse alla mancanza d’idee (non di buona volontà) dei reggitori della pubblica cosa, suggerendo loro di far coniare una medaglia da gettarsi nelle fondamenta del nuovo manufatto. E infatti li 16 febbraio 1613 il Consiglio generale ringraziando l’Uffreducci del suo suggerimento delibera di far coniare una medaglia da gettarsi nelle fondamenta del porto prout fieri solet in similibus edificiis pubblicis a perpetua memoria del pontefice Paolo V, dandone l’incarico al predetto abbate Uffreducci e rimettendosi al giudizio e prudenza dello stesso circa alla qualità, al modo, alla forma e al numero,

L’Uffreducci commise subito l’opera al Sanquirico, che era uno dei migliori incisori del suo tempo, e chiese al Rinaldi il disegno del porto per poterlo riprodurre nel rovescio. Egli glielo inviò con lettera del 11 marzo 1613 raccomandandosi: "che lo faccia persona che distingua bene il tutto et cerchi di fare che ne siano a ordine che


    tesimi 30 il m.c., e i pali furono pagati in media 35 paoli l’uno, mentre ora costano L. 40 circa. Tenendo conto di queste cifre si vedrà che non ho esagerato ragguagliando la spesa a 100,000 lire ossia non raddoppiando nemmeno l’effettiva spesa sostenuta.