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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/495


monete italiane inedite nella coll. brambilla 437

Come vedesi dal disegno, la mia moneta corrisponde esattamente alla descrizione, che dalle memorie del Viani era ritratta da Lazari. Questi però non offre alcuna notizia sulla qualità del metallo di cui la moneta fosse composta, come poteva desiderarsi per accogliere o meno la qualifica di forte-bianco dubitativamente annunciata. Debbo pertanto osservare, che il mio esemplare abbastanza conservato, come appare dalla sua fedele riproduzione, è di lega bassissima a non più di 150 millesimi di fino, e pesa milligrammi 730, che ben da vicino corrispondono ai grani toscani 15 (milligrammi 735) della moneta posseduta dal Viani.

Domenico Promis discorrendo appunto dei forti-bianchi, ossia ottavi di grosso battuti pei marchesi di Monferrato1, ne rileva la disuguaglianza di peso trovandosene, come esso scrive, di grani 18, 17 e 15. Pel peso, dunque nulla osta ad accettare la qualifica di forte-bianco proposta dal Lazari, tanto più che è a ritenersi, che, se in migliore condizione, l’esemplare che io presento supererebbe di buon dato l’attuale suo peso.

Quanto alla lega del metallo, che affermai non superiore ai millesimi 150 di argento o fino, essa starebbe in buona proporzione col grosso e col quarto di grosso pubblicati per Gian Giacomo dal Promis, il primo indicandosi del peso di grammi 2.188 a millesimi 600, il secondo del peso di grammi 1.067 a millesimi 250. Il forte-bianco od ottavo di grosso, se si ricorda la consueta inferiorità dei pezzi monetari minori, abbastanza bene si presenta col peso di milligrammi 730 o 735, e coll’intrinseco a millesimi 150.


  1. Memoria citata del 1858, pag. 29.