Apri il menu principale

Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/492

434 camillo brambilla


Tale pezzo di cui si presenta il disegno, ha diametro non superiore ai millimetri 16, ed è composto di una bassa lega a soli millesimi 200 d’argento. L’esemplare è assai assottigliato e corroso sino ad essere in parte quasi consunto, ma la lega ben composta ha permesso, che le impronte si conservassero nitide e chiarissime. Fatta astrazione dalle punte nell’area, che qui mancano, è, in proporzione ridotta, perfettamente conforme nel diritto e nel rovescio al grosso già descritto.

La materiale condizione dell’esemplare, cosi com’è corroso, non acconsente di tener troppo conto del suo peso, che sarebbe di soli milligrammi 220, e può cosi calcolarsi ridotto forse alla metà del suo peso originario al sortire dalla zecca. Il titolo però, o fino, come suol dirsi, del metallo di cui il pezzo è composto, ci è sufficiente guida per conoscere, che noi in esso abbiamo un obolo, quella moneta, cioè, che anche in Milano parecchi anni prima del cadere del secolo XII. corrispondeva a mezzo denaro, e di cui otto facevano un grosso, ma decadde ben presto in peso ed in intrinseco in proporzione anche maggiore dei suoi multipli, e per modo da scomparire affatto dalla circolazione.

Avrei vivamente desiderato, che l’esemplare del quale il compianto mio amico Kunz mi fece il disegno, che si offre qui riprodotto, fosse stato come abbastanza chiaro nelle leggende, cosi conservato da presentare ben determinato il suo peso, ma credo, che l’elemento dei millesimi 200 di fino, il modulo ed il complesso del pezzo non siano per lasciar dubbio sulla retta applicazione del nome di obolo.

Non conoscendo che da altri simile moneta siasi pubblicata, ho ritenuto fosse il caso di presentarne l’impronta con questi brevi cenni ai benevoli lettori della Rivista.