Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/138

122 arturo g. sambon


Cosi può dirsi risoluta la questione dell’esistenza dei tarì d’Amalfi, ma non quella però dei caratteri speciali che dovrebbero distinguerli dai tarì salernitani, coi quali, come abbiamo dimostrato, hanno comune l’epigrafe di Moez.

Solamente si può affermare, tenendo conto della determinazione riportata dal Camera: tarì amalfitane monete in quibus crux efformata appareat, che al principio del XII secolo alcuni tarì amalfitani avevano una croce1. Il Camera nel 1872 sostenne pure che, oltre al tarì d’oro, si fossero battuti in Amalfi anche tarì d’argento e pubblicò l’impronta d’una monetina, che a lui parve essere l’immaginato tareno argenteo Amalfitano. Ma ben altra importanza ebbe la sua scoperta. E io credo aver mostrato altrove con indiscutibili raffronti, che quella monetina d’Amalfi, appartenente al XIII secolo, fu battuta, insieme ad una simile di Napoli, allorché le due città, morto Federico II di Svevia, incitate da Innocenzo IV, tentarono riacquistare la loro autonomia2. Né vale che il Camera asserisca aver trovato ricordo di questi tarì d’argento in infinite scritture; perché nel fatto non ne adduce la prova, appagandosi forse dell’erroneo giudizio del De Meo3, il quale scrisse: «Vi avea dunque fra noi i tarì d’oro, e con essi vi aveva certamente quei d’argento, e tali s’intendono (almeno d’ordinario) qualora a tarì non si aggiunga di oro».

  1. Potrebbero essere di Amalfi i due tarì riportati dall’Engel, nelle Recherches sur la Numismatique des Normands de Sicile et d’Italie. Tav. III, num. 34 e 35. Io ho avuto ultimamente il n. 35 in cui, da una parte è un tempietto e dall’altra la croce. La qualità dell’oro è assai bassa ed i caratteri cufici sono completamente sformati.
  2. A. Sambon, Monete del Ducato Napoletano, « Arch. Stor. per le prov. Napoletane ». Anno XIV, fasc. III e « Rivista. Ital. di Numis. », 1890, fasc. III, pag. 26 e 28.
  3. Tomo XI, pag. 397.