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le monete dei pontefici romani, ecc. 85

che vi prestò il suo consenso. La incoronazione ebbe luogo in Roma solennemente nel di di Natale 967, e la memoria della solennità volle il Papa perpetuare nella moneta. Ottone II era allora dodicenne appena, e il titolo e la dignità imperiale a lui conferita non poteva, né doveva menomare in nessuna guisa le prerogative già acquisite allo imperatore padre di lui; che così fosse e così apparisse, era pure nello interesse dello stesso Pontefice.

A maggior conferma di tutto ciò sta il fatto della mancanza di ROMA nel campo, dove certo sarebbe stata segnata, secondo il costume, qualora il nome impresso nel giro fosse stato quello dello imperatore in attuale esercizio dell’autorità, giurisdizione, o che altro s’intendesse — né qui importa indagare, — sulla stessa Roma.

Ma perché al posto di Roma si è sostituita la croce patente? È ardito, e può talora condurre a grossi errori, lo indagare nelle monete le ragioni anche degli accessoii: possono dipendere dal genio, o dal capriccio dello incisore! Qui però trattasi di un emblema impresso nel campo, cioè in una delle parti più importanti, o in uno dei posti di onore: non può quindi supporsi che manchi di un significato, voluto, od almeno approvato, da chi facea batter la moneta. Si volea dimostrare che il rovescio di questa era sol destinato ad onorare Ottone II, commemorando il semplice titolo imperiale a lui conferito: a ciò dovea concorrere lo emblema aggiunto, e par veramente che così possa questo interpretarsi, se si pon mente a tutte le circostanze risultanti dalla storia.

Ottone I, divenuto imperatore, volle che il figlio suo, a lui associato nel regno di Germania, venisse