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e XVI, vissuti nel periodo trascorso dal 984 al 995. La difficoltà quindi si restringe perchè restan solo i papi Giovanni XII e XIII, e l’antipapa Giovanni Filigato. Potrà la moneta spettare a quest’ultimo, come vorrebbero il Selvaggi ed il Cinagli? Parrebbe che no.

Giovanni Filigato, vescovo di Piacenza, era certo in ottime relazioni con Ottone III, avendo appartenuto alla cancelleria imperiale, ed essendo stato mandato dallo stesso Ottone ambasciatore a Costantinopoli per trattare il matrimonio di lui con una principessa di quella corte. Fatto è però che Giovanni usurpò il pontificato per accordi presi col famoso patrizio Crescenzio, che avea già obbligato papa Gregorio V a fuggir da Roma per salvare la vita. E Gregorio l’avea, proprio l’anno innanzi, coronato imperatore Ottone III! Non par quindi possibile che in tali condizioni l’antipapa pensasse a batter moneta col nome di Ottone. Ed anche meno è possibile che ciò tollerasse Crescenzio, il quale a scuotere la soggezione dallo Imperatore germanico, affidavasi alla protezione degli imperatori greci1.

Ebbe d’altronde la breve durata di pochi mesi il pontificato di Giovanni, che al primo sentore dello avvicinarsi a Roma di Ottone con papa Gregorio V fuggì e si nascose. Di lui fecer giustizia i romani.

Lo rintracciarono e gli fecero subire barbare mutilazioni, e quindi morte ignominiosa: Ottone espugnò il Castel S. Angelo, ultimo rifugio di Crescenzio,

  1. Muratori, Annali, pag. 380.