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le monete dei pontefici romani, ecc. 73

S. Pietro nel rovescio dimostrano, anche più chiaramente, che le monete spettano alla Chiesa romana, al successor di S. Pietro. La prova è piena, e per tali documenti il fatto storico resta interamente chiarito. È affatto esclusa la supposta abdicazione di Leone a favore di Ottone, ma non può dubitarsi della più estesa e forse totale delegazione per lo esercizio della sovrana potestà civile.

Resta sempre incerta la ragione per la quale l’imperatore, sostituendosi al Papa nella coniazione delle monete, abbia voluto cambiare così radicalmente il dritto di queste, da allontanarsi del tutto dal tipo oltre secolare della monetazione pontificia.

Forse fu a caso, forse avvenne per fatto dello zecchiere; ma prima di pronunciarsi sarà bene completare l’esame delle monete di Leone.

La terza moneta (Tav. I, fig. 8) ha nel dritto la leggenda: D — N — LEONI PAPE — in tre righe orizzontali divise da sbarre: nel rovescio poi ha una mezza figura accostata dalle lettere SCS — PETRS (Sanctus Petrus). Il tipo e la forma di questa è perfettamente simile alle altre due, mentre quella forma e quel tipo non si trova imitato nelle antiquiori, né prima né dopo l’epoca della quale si tratta. Primo non lieve argomento per attribuire anche questo denaro a Leone VIII, benché non porti il nome di Ottone. Anche qui manca la crocetta ed il nome di Roma. Però a queste particolarità, comuni alle precedenti, se ne aggiungono altre affatto proprie.

Nella prima riga del dritto sono impresse le lettere d n. Il Promis legge Domino nostro, il Fioravanti semplicemente Domno. La mancanza del punto intermedio, e la lineetta sovrapposta, che indica, non