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le monete dei pontefici romani, ecc. 65

S. Pietro. Egli dunque dovette lasciar là un governo che a suo nome esercitasse con severità e fermezza la civile potestà. E lo prova il fatto, che i romani subirono tranquilli il Papa imposto loro con la forza, anche dopo partito Ottone da Roma: non ardirono muoversi, quando l’esercito imperiale fu colto in marcia da terribile pestilenza che lo decimò: videro impassibili il ritorno di Ottone in Germania collo esiliato Benedetto V, commesso, quasi prigioniero, alla custodia del Vescovo di Amburgo1.

Così potè Leone passare in perfetta quiete l’ultimo periodo del suo Pontificato, della breve durata però di soli nove mesi, che lo colse la morte nei primi di aprile dell’anno 9652. E in tale incontro si sperimentarono anche meglio i buoni effetti del forte governo imperiale. Non solo nulla osarono i romani per provvedere alla Sede Pontificia, ma docili e sommessi spedirono due ambasciatori allo Augusto per conoscere la volontà di lui, azzardando appena una preghiera pel ritorno dello esiliato Benedetto. Par che in questo senso s’intavglassero trattative, che però approdarono a nulla, perchè nel frattempo anche Benedetto l’moriva in Amburgo.

L’imperatore rimandò gli ambasciatori romani ai quali associò, nella qualità di suoi messi, i vescovi Otgiero di Spira e Liuzo o Liutprando (lo storico) di Cremona.

Giunti a Roma questi personaggi, non si pensò che alla elezione del nuovo Papa, e nel settembre 965, di piena concordia fra Clero e popolo, fu innalzato al

  1. Muratori, l. c. pag. 249.
  2. Fioravanti, parte I, pag. 77.