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64 tarquinio gentili di rovellone


In quanto ai provvedimenti, per finirla una volta colle continue ribellioni dei romani, nulla di certo ci hanno trasmesso le cronache. Soltanto alcuni autori germanici riportano atti, che denoterebbero una vera abdicazione di potestà civile e religiosa a danno del papato e a favore dello impero1. Tali atti non hanno alcuna autenticità; anzi sono ritenuti apocrifi, come ben lo dimostra il Palazzi. Né, indipendentemente da quelli, è ammissibile il fatto del quale non si fa mai più menzione in appresso, e non mai lo stesso Ottone I ha richiamato o fatto uso di poteri rinunziati dal Pontefice, neppure nella elezione del Papa, dopo la morte di Leone VIII.

Però fra una formale abdicazione del Papato a favor dell’Impero, ed una straordinaria, ed anche amplissima, delegazione di poteri, specialmente civili, di Leone VIII a favgre di Ottone I corre un gran tratto. Incredibile e forse impossibile la prima; la seconda, all’opposto, apparisce reclamata necessariamente per sostenere la impotenza del Papa da un lato, il compromesso decoro dello Imperatore dall’altro di fronte al contegno riottoso del popolo romano, quanto persistente nella ribellione, altrettanto incerto, indeterminato, contradittorio nell’esplicarsi.

E che Ottone I assumesse veramente, e facesse largo uso di straordinari, anzi di assoluti poteri sovrani in Roma, vari fatti lo dimostrano. Tutti gli storici affermano che Ottone non fu solo severo, ma quasi feroce coi romani. E si noti che entrato in Roma il 23 giugno, ne partiva poi subito dopo

  1. Giovanni Palazzi|Palatii, l. c. col. 131 e 132.