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vite di illustri numismatici italiani 567

verno, 18 dicembre, lo ascrive tosto tra gli Amministratori del Museo che stavasi formando al Louvre colle spoglie di tutta Europa, e specialmente d’Italia, ed ebbe il titolo di Sorvegliante, poi di Professore di archeologia, finalmente la carica di Conservatore delle antichità, 1803, e Membro dell’Istituto, 1804. Tutti i Francesi più colti si rallegrarono dell’esaltazione del Visconti a quel posto, pensando essere Ennio Quirino una delle più belle conquiste fatte dalla Francia in Italia. In questo suo nuovo stato tranquillo riprende con nuova lena i suoi studi interrotti. Compone il Catalogo di quel vasto Museo da lui presieduto, descrivendo brevemente, ma colla sua usata dottrina la più splendida collezione che sia mai esistita al mondo; illustra lo Zodiaco di Tentira scoperto recentemente dai Francesi in Egitto e dopo un gran numero di scritti minori e d’occasione, per ordine di Napoleone nel 1804 pon mano alla grande opera dell’Iconografia greca e romana, ossia alla collezione dei ritratti autentici di tutti i regnanti e dei personaggi illustri dell’antichità. L’Iconografia greca apparve nel 1806 in tre volumi, ed è e sarà nei secoli futuri il monumento più bello della sua gloria. La fama del Visconti aveva toccato il suo apogeo; la sua autorità in fatto di archeologia giudicata quasi inappellabile, talché gli Inglesi ebbero ricorso alla sua dottrina e chiamarono in Londra Ennio Quirino per giudicare del valore delle insigni scolture tolte al Partenone nel 1817 da Lord Elgin e da questo trasportate in Inghilterra. Il Visconti, giudicatele opera in gran parte dello scalpello di Fidia, loro attribuì un prezzo altissimo, dicono 85 mila ghinee. Ritornato il Visconti in Francia, descrisse quei monumenti in una Memoria sopra alcune opere di scoltura del Partenone e di alcuni edifici dell’Acropoli d’Atene. Ma la vita del sommo archeologo, logorata da tante fatiche, volgeva al suo termine. Fin dal 1816 si manifestarono i sintomi della malattia che lo doveva rapire a’ suoi ammiratori, per addurlo al tempio dell’immortalità; un’affezione morbosa alla vescica, cui la scienza non potè rimediare, dopo lunghe sofferenze, lo spense il 7 febbraio 1818, nella non tarda età di 67 anni. Poco prima di morire aveva