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e la vastità della sua dottrina. Giovanissimo, e già esperto nelle lingue classiche di Grecia e di Roma, preso dalle bellezze della poesia, sfogò la sua nobile passione traducendo in versi italiani i capolavori dell’antichità, e in occasione d’una visita fatta a Roma da Giuseppe II, offerse il suo omaggio a quell’imperatore in versi italiani, greci e latini. Ma la spiccata tendenza del secolo alle indagini archeologiche, rinvigorita allora più che mai dalle scoperte recenti di Ercolano e Pompei, nonché dagli scavi della Villa Adriana, avevano suscitato anche tra noi una gara vivissima di ricerche e di nuovi studi per ricostruir colla scorta di quelle scoperte la storia della splendida civiltà greco-latina. Movimento sì grande non potè a meno di comunicarsi anche all’ingegno potente del Visconti, già preparato a quell’impulso da severi studi già fatti, sorretto da memoria prodigiosa e da moltiforme erudizione. Fu quello il tempo, che a papa Clemente XIV, per assecondare tanto ardore di studi e di ricerche, venne il pensiero di fondare in Vaticano altro vasto museo in supplemento al Capitolino, per raccogliere in esso i monumenti più importanti che si andavano mano mano scoprendo, e quelli che da tempo giacevano ignorati nei palazzi e nei conventi di Roma. Il padre di Ennio, nella sua qualità di Prefetto delle Antichità, fu chiamato a si nobile incarico, e a presiedere alla scelta, agli acquisti e al collocamento dei tesori, che affluivano al nuovo museo. Pio VI, succeduto nel 1775 a Clemente, continuando la magnanima impresa del suo antecessore, ordinò nuovi scavi e nuovi acquisti. Il Visconti mantenuto dal Pontefice alla direzione e all’ordinamento di quell’enorme congerie, sopraffatto dall’immane lavoro, si associò dapprima il figlio secondogenito Aurelio, coll’aiuto del quale potè affrettare il compimento dell’insigne collezione, che col nome di Museo Pio-Clementino, divenne in breve la scuola degli artisti e degli antiquari di tutto il mondo. Ennio intanto il 7 agosto 1771 consegue il grado di dottore in diritto romano e canonico; il principe Sigismondo Chigi, suo amico ed ammiratore, lo elegge a suo bibliotecario, assegnandogli abitazione e tavola nel proprio