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scerle. Pensa, tutto al più, che le due medaglie possano confondersi con quelle degli artefici anonimi, i quali ebbero a esercitare pure il punzone in onore di Paolo1.



Né la congettura del dotto francese si scosta interamente dal vero. Io non so se tra le medaglie anonime, illustrate da lui, abbiasi la medaglia dell’incisor mantovano: ben credo che vi si possano riconoscere le lavorate dal Vellano di Padova. Dico le medaglie, perchè esse sarebbero non una, come vorrebbe il Vasari, ma più. Me ne fa fede Girolamo Gualdo, nel cui Museo di famiglia, disperso verso la fine del secolo XVII, se ne custodivano ben cinque. E delle cinque nessuna è sfuggita all’attenzione dell’Armand, che le descrive ad una ad una, non senza additarne le collezioni, alle quali esse fan parte, e le opere di numismatica, che le riproducono, o ne fanno parola. Ho detto che le medaglie del Vellano in onore di Paolo son cinque. Devo ora soggiungere che quattro delle cinque hanno comuni e identiche le dimensioni e il diritto, così nel busto del Pontefice, come nella leggenda che vi corre all’intorno. Il diametro ha la misura di mill. trentanove: il busto è volto a sinistra con la testa scoperta e indosso il piviale. Vi si legge all’ingiro: PAVLVS • II • VENETVS • PONT • MAX • I rovesci sono, invece, diversi. L’uno reca l’abside o tribuna della Chiesa di San Pietro in Roma col ciborio nel mezzo2. E il

  1. Idem, idem. Vol. I, pag. 31 e 47.
  2. Il Gualdo, dopo aver detto che del Vellano teneva nel suo Museo «un bassorilievo d’una Venere nuda, che siede a piè d’un albero con un cartello sopra, attaccato ad un ramo, che dice Venus,» soggiunge: «Ho