Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/542


annotazioni numismatiche genovesi 523

tizia che il mezzo grosso o soldo era al titolo eguale a quello del grosso. Rimane quindi escluso, che possa attribuirsi al decimo Doge un soldo che non sia d’argento.

Da pochi giorni ho acquistato un esemplare ben conservato del soldino della Universitaria, colle leggende:

D/ – Cross-Pattee-Heraldry.svg : T : C : DVX : IANVENS X

R/ – Cross-Pattee-Heraldry.svg : CONRADVS : REX : RM

Fino ad oggi avevo considerato questa anomalia del numero X come un prodotto di cause accidentali, ma appena avuto questo soldino, cominciai a sospettare che si trattasse di falsificazione. La moneta per i suoi caratteri generali sembrava genuina di zecca, ma alcune piccole varianti in qualche lettera troppo finita, contrariamente allo stile usato su queste monete, m’indussero al dubbio. Fatto assaggiare alla pietra, questo soldino si dimostrò infatti di molto inferiore al 300, mentre il titolo legale, come già si è veduto, è quello di 500. Allora scrissi a Genova pregando l’Ill. Comm. Belgrano di favorirmi il titolo delle due monete della Universitaria, ed il risultato fu identico perchè quel soldino fu riconosciuto a 250 poco più. Ecco adunque la presunta anomalia dileguarsi e rimanere in sua vece, una delle volgari falsificazioni di quel tempo, per le quali non s’andava tanto per il sottile a contare gli X e gli I, purché lo spazio della leggenda fosse riempito. Mi rincrebbe che lo stesso assaggio non abbia potuto farsi per la petachina coll’XI, non avendosi potuto ritrovare la moneta, malgrado le ricerche fatte. Ma non mi stupirei che non fosse