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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/530


enrico dandolo e le sue monete 511

conservata con lievi modificazioni di forma nella moneta veneziana di tutti i tempi, è tolta di pianta dalle bolle di piombo, che i Dogi usavano attaccare ai diplomi per antichissima consuetudine. Basta vedere le poche bolle che esistono, anteriori all’istituzione del grosso, e cioè quelle di Pietro Polani, di Sebastiano Ziani, di Orio Malipiero e quella dello stesso Enrico Dandolo, per riconoscere che l’intagliatore dei coni copiò le due figure rappresentate sul sigillo facendovi un leggero cambiamento, che è la soppressione della sedia o cattedra del Santo, raffigurandolo in piedi anziché seduto. Non è un fatto nuovo né isolato nella storia numismatica del medio evo, che le monete traggano il concetto ed il disegno dai sigilli, e lo dimostra il dotto signor C. Piot in una notevole monografia intitolata: «Etudes sur les Types» pubblicata nella Revue de la Numismatique Belge ― 1848, con esempi tolti dalle monete della Francia e dei Paesi Bassi, a cui se ne potrebbero aggiungere altri degli altri paesi. Per rimuovere ogni dubbio, riprodurrò qui il disegno della bolla di Orio Malipiero, che ho la fortuna di possedere nella mia raccolta, persuaso che esso servirà meglio delle parole a dimostrare la giustezza del mio assunto.


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