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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/528


enrico dandolo e le sue monete 509

colle parole: “Messire Henric Dandle, li noble Dus de Venise, mande venir li charpentiers, et fist erraument apariller et faire chalandres et nes et galies a piante; et fist erraument faire mch.illes d’argent por doner as maistres la sodee (soldo, salario) et ce que il deservoient: que les petites que il avoient, (intendi i denari o piccoli) ne lor venoìent enei a eise. Et dou tens de Monseignor Henric Dandle en sa, fu comencie en Venise a faire les nobles mch.illes d’argent que l’en apele ducat, qui cort parmi le monde por sa bonte.1

Senza discutere quale di queste date sia veramente la giusta, la concordia di questi autorevolissimi cronisti basta a provare che a Venezia, prima della partenza dei crociati, e non a Costantinopoli, o durante il viaggio, come taluno sospettò, fu cominciata la coniazione del grosso. Anche il tipo e l’aspetto della moneta, attentamente esaminati, confermano quest’opinione. Ogni moneta, per quanto nuova, ha pure alcun legami intimi ed apparenti con quelle coniate nelle epoche precedenti, per cui, non riuscendo a scoprirli subito nella stessa zecca, è necessario indagare ne paesi vicini od in quelli avvicinati da rapporti commerciali. Ora il grosso non ha alcuna affinità colle monete d’occidente né per il peso né per l’aspetto, e conviene cercare i suoi legami in quell’Oriente, con cui Venezia aveva florido commercio; infatti colà esistevano monete d’argento di maggior peso che in occidente, colà si conservavano le tradizioni dell’arte e della civiltà antica. Studiando i pezzi che hanno qualche affinità col

  1. Archivio storico italiano. Vol. VIII, pag. 320.