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vite di illustri numismatici italiani 479

dimostra come, non senza ragione, i suoi contemporanei considerarono il Sestini uomo straordinario e principe dei numismatici della penisola, aggiungiamo la nota cronologica de’ suoi scritti relativi allo studio delle antiche monete.

Il primo suo lavoro intorno a questo ramo di erudizione fu la: Dissertazione sopra alcune monete armene dei principi di Rupen della Collezione Ainslie (Livorno 1790); alla quale tennero dietro le Lettere e dissertazioni numismatiche (Livorno 1789), che furono continuate poi negli anni successivi (in Roma e Berlino in 9 volumi dal 1789 al 1806); Osservazioni sopra una medaglia di Europus III re di Macedonia e sopra una serie di medaglie di Tolomeo figlio di Juba, ecc.; Descriptio numorum veterum ex Musaeis Ainsliae, Bellini, Bondacca, Borgia, Casali, Gradenigo, San Clemente, ecc. (Lipsia 1796); le: Classes generales geographiae numismaticae populorum et regum (Lipsia 1797, delle quali rinnovò l’edizione nel 1821). In questo grande quadro, se non eguaglia la profonda erudizione e la sagacità del sommo Eckhel, è certamente più completo di quello per nuove scoperte di monete. A questa classica opera tennero dietro: le Medaglie del Museo Knobelsdorffiano (Berlino, 1804); il Catalogus numorum veterum Musaei Arrigoniani, castigatus (Berlino 1805); Spiegazione d’una medaglia antica di piombo appartenente a Velletri (Roma); Descrizione d’alcune medaglie di gran bronzo del gabinetto dell’Abate de Camps, (1808); Descrizione delle medaglie greche e romane della Collezione del fu Benkowitz, (1809); Dissertazione sopra le medaglie antiche relative alla Confederazione degli Achei (Milano, 1817); Monete ispaniche e celtiberiche del gabinetto Heden, (1818); Lettera sul Gabinetto del Granduca di Toscana (Firenze, 1820); Descrizione di alcune medaglie greche del Museo del sig. Carlo Fontana a Trieste, (Firenze 1822); il Museo Hederwariano riordinato e purgato dagli errori del P. Barnabita Felice Caronni, (1822-29, in tre volumi in-4°); Descrizione di alcune medaglie greche del Museo Choudoir, (1831); senza tener conto d’altre molte pubblicazioni archeologiche aventi qualche