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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/49

46 francesco gnecchi

avesse voluto apporre un marchio ufficiale alle monete che ancora conservavano un peso legale, si sarebbe servito di una vera contromarca o almeno di un marchio stabilito e uniforme, e difatti vediamo che quando lo volle fare, impresse anche sui denari, come sui bronzi, una contromarca uniforme e intelligibile. Cosi fece Vespasiano, il quale sui denari repubblicani, riammessi alla circolazione impresse la contromarca imp vesp1.

Per darci una ragione sufficiente a spiegare l’enorme quantità e varietà dei Contrassegni è necessario ammettere l’opera dei privati, e forse anche quella dei comandanti militari, a cui Roma spediva volentieri pel soldo delle truppe lontane la vecchia moneta meglio conosciuta e meglio accetta dai popoli, fra cui si trovavano gli eserciti.

Ecco come mi pare ciò possa essere avvenuto e a qual’epoca.

È noto come il denaro romano subisse una prima riduzione di peso, quando, in seguito ai disastri della seconda guerra punica, in forza della legge flaminia, venne tagliato a 1/84 di libbra in luogo di 1/72, al al peso cioè di gr. 3,90, in luogo di 4,55; ed è quindi probabile che i primi contrassegni siano stati impressi molto anteriormente all’impero2 nei due ultimi secoli della repubblica.

  1. Vedi M. Bahrfeldt: Contremarken Vespasiani auf römischen Familiendenaren nella Zeitschrift für Numismatik di Berlino, 1876.
  2. Tale idea fa espressa già dal Prof. Milani nell’opuscolo citato pag. 60. «Il ripostiglio di Aleria (altro descritto prima di quello di Roma) ci offre la prova che l’uso di contromarcare con segni incusi (lunule, punti, quadratini, ecc.) i denari detriti è anteriore all’impero, e ci apprende che probabilmente l’uso risale al tempo della prima riduzione del denaro a 1/84 di libbra».