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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/478


le monete del ducato napoletano 461

a confronto coi follari dei Duchi, e più particolarmente con quelli di Sergio, per restarne convinti1.

Ma pure ammessa la prima ipotesi del luogo della zecca, quantunque assai incerta, si sbaglierebbe assegnandone la coniazione al tempo di Sergio I, perchè in quel tempo sparisce ogni orma di greco dominio nel Ducato; e perchè Basilio fu associato all’impero da Michele nel maggio 868, vale a dire, oltre due anni dopo la morte di quel glorioso Duca2. Perciò, se mai nel breve periodo in cui i nomi dei due imperatori si trovarono congiunti, il Follis fu battuto a Napoli, lo fu durante il governo del figliuolo di Sergio I, Gregorio3. È probabile che allora, quando il franco Ludovico II, richiamato a combattere i Saraceni, più apertamente scopriva il disegno d’estendere la sua sovranità sul mezzodì d’Italia, i Napoletani, sdegnando obbedirgli, s’inducessero ad invocare il nome degl’imperatori Bizantini, per farsene schermo contro di lui4. E questo fatto servirebbe meglio a spiegare il titolo inusato di REX che si legge su quella moneta, e che proprio richiama alla mente

  1. Strozzi, Dissertaz. sul Museo Bottacin. (Periodico di Numismatica e Sfragistica V. III, pag. 242).
  2. Basilio venne associato da Michele all'impero il 26 maggio 868, quando già Sergio I era morto nel giugno o nel loglio 865. Capasso, Op. c., pag. 90.
  3. Governarono insieme Michele e Basilio al più un anno e quattro mesi sino al 24 settembre 869.
  4. Ludovici adventui omnium circumquaque urbium patuit introytus. Solummodo neapolitam non est ingressus civitatem. Joh. Diac, n. 64 o Vit. S. Athan. che attribuiscono l'astensione a grazia concessa al pio vescovo Atanasio I. Ma offeso dalla contumacia dei cittadini, Ludovico scriveva più tardi a Basilio di aver mandato contro Napoli populum nostrum ad incidendas arbores, et messes igne cremandas, et hanc ditioni nostrae subdendam, cum licet ab olim nostra fuerit et parentibus nostris piis imperatoribus tributa persolveret, volendo anche che la città si sciogliesse dall’iniqua alleanza dei Saraceni. Chron. Anon. Salern, M. G. H. T. III, Scr. 526. L’Amari, (Stor. dei Musul. T. I, pag. 381) ritiene che la lettera sia parafrasi di altra autentica.