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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu/474


le monete del ducato napoletano 457

mero 16 della Tavola X1. Come dunque spiegare questa moltiplicità e varietà di tipo? Come persuadersi d’una così evidente differenza di stile, durante un periodo d’appena dieci anni assegnati al governo di Stefano II?

Il primo sospetto che viene in mente è quello di una contraffazione. E confesso, che rammentando come i Musulmani usarono a volta, per ragione di traffico, foggiare le altrui monete; e che di fatto foggiarono i follari anonimi bizantini attribuiti a Tzimisce, i quali col loro simbolo di pace, per essere estranei agli odii religiosi, avevano facile corso negli Stati dell’Italia meridionale2 quasi mi persuasi, che le più goffe imitazioni delle monete di Stefano fossero uscite dalle zecche Saraceniche.

Ma pur troppo il sospetto si dilegua, quando si considera che a dargli ombra di possibilità, bisognerebbe immaginare che i Musulmani di Sicilia cominciassero a mostrarsi sul continente in un tempo anteriore a quello indicato nelle storiche tradizioni, o che dopo la morte di Stefano II, durante una serie d’anni assai lunga le sue monete rimanessero in uso nei commerci. E anche consentito questo, resterebbe a provare, perchè valesse la pena di contraffarle, che quelle monete di rame avessero importanza tale da essere accettate nei traffici degli altri Stati. Or dei tre fatti immaginabili, l’uno è smentito dai ricordi unanimi dei cronisti, e agli altri due manca il sostegno di qualsiasi indizio anche lontano, anzi vi si oppongono tutte le notizie che abbiamo sulla circolazione delle monete che furono in uso allora.

La più probabile soluzione del quesito non pertanto è quella di attribuirle al secondo Stefano; perchè, a parte le mal note ragioni che hanno potuto contribuire a trasformarne il tipo più corretto in un tipo più rozzo e contraffatto, non deve destar meraviglia l’imperizia degli artefici

  1. Peso gr. 2,76. (Collezione Sambon).
  2. Questi follari circolano anche fra gli Arabi, e alcuni se ne veggono improntati da una contromarca con la scrittura buono in caratteri cufici.